Pechino (ANSA) – I leader Ue, a Pechino per il primo summit di persona in oltre quattro anni, hanno tracciato le linee rosse delle relazioni bilaterali negli incontri con il presidente Xi Jinping e il premier Li Qiang: la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Charles Michel hanno seguito un inedito copione denunciando “l’insostenibile squilibrio commerciale”, l’inazione del Dragone riguardo all’aggressione russa all’Ucraina e le minacce muscolari verso Taiwan. “Sono felice di aver concordato col presidente Xi che il commercio debba essere equilibrato”, ha detto la presidente della Commissione.

La Cina deve garantire “un accesso più equo e aperto” ai suoi mercati: nessuna volontà “di disaccoppiare le economie”, ma l’attuale deficit commerciale “è estremamente insostenibile”, visti i quasi 400 miliardi di euro record del 2022. Michel ha sottolineato che c’è un “interesse comune” ad avere un “rapporto stabile e costruttivo”, ma l’Ue è “preoccupata” per le crescenti tensioni intorno a Taiwan e nelle acque sempre più agitate del mar Cinese meridionale, dove Pechino rafforza il suo peso militare. Sul capitolo Russia, i due presidenti hanno chiesto a Xi un maggiore impegno per spingere Mosca a fermare la sua guerra in Ucraina.

“Siamo stati molto chiari fin dall’inizio: come si posizionerà la Cina verso l’aggressione sarà importante per definire le nostre relazioni”, ha detto von der Leyen. Tuttavia, in un briefing sul summit al ministero degli Esteri cinese tenuto poco prima di quello Ue, Wang Lutong, a capo del Dipartimento europeo, ha obiettato che la Russia “è una nazione sovrana indipendente. Il presidente Putin ha preso le sue decisioni in base al proprio interesse e alla propria sicurezza nazionale”. La conclusione è che gli strumenti cinesi per fare pressione sul Cremlino sono “limitati”. Non proprio quello che l’Europa voleva sentirsi dire (7 dicembre).

Negoziato sul Patto di stabilità in salita, Italia pronta al veto

Bruxelles (ANSA) – La riforma della governance economica europea è all’esame dei ministri delle Finanze europei giovedì 7 e venerdì 8. Dopo lo slancio a inizio autunno, il negoziato si è da ultimo fatto molto più complicato, in scia a un nuovo irrigidimento tedesco, anche legato alla crisi di bilancio interna. Il lavoro da settimane, del resto, avanza anche sull’asse Berlino-Parigi, portabandiera rispettivamente dei Paesi ‘frugali’ e dei Paesi ad alto deficit: chi chiede il calo di disavanzo e debito pubblico, contro chi chiede flessibilità delle regole e spazio per gli investimenti.

Pur con i molti progressi già visti, c’è ancora grande incertezza sull’accordo. Con la cena successiva alla riunione dell’Eurogruppo è previsto un negoziato ad oltranza tra i 27. Venerdì poi si riunirà formalmente l’Ecofin, e non si esclude che i lavori per trovare la quadra possano durare qualche giorno in più del previsto. Roma lega a doppio filo l’esito della trattativa con qualsiasi valutazione sulla ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità. L’Italia è pronta a mettere il veto sulle nuove regole se dovessero penalizzare l’economia del Paese.

“Non si può dire sì a una riforma del Patto che poi non si può rispettare” ha spiegato la premier Giorgia Meloni ospite di Non Stop News, su Rtl 102.5, spiegando che “sono ore serrate di questa trattativa, è un momento molto delicato”. “Crediamo che un’Europa seria debba tenere in considerazione nelle nuove regole della governance le strategie che si è data”, ha aggiunto. “Abbiamo il Pnrr, la transizione energetica, digitale: non si può non tenere conto degli investimenti che l’Europa chiede. Stiamo facendo del nostro meglio – ha concluso – per costruire una sintesi efficace ma ragionevole”. (6 dicembre).

L’Italia esce ufficialmente dalla Via della Seta

Roma (ANSA) – L’Italia è uscita ufficialmente dalla Via della Seta, con una nota della Farnesina consegnata a Pechino nei giorni scorsi in cui è stato messo nero su bianco il mancato rinnovo del memorandum firmato dal primo governo Conte nel 2019. La decisione, a cui si è arrivati dopo un negoziato con le controparti cinesi, è stata presa sulla base di due ordini di motivi: il primo, economico, perché l’intesa non ha prodotto i benefici attesi.

Il secondo, politico, per superare l’anomalia di un legame così strutturato con il Dragone, unico caso nel G7, che aveva provocato non poche preoccupazioni da parte di Washington e Bruxelles. Nelle intenzioni di Roma, comunque, le relazioni commerciali con Pechino non si interromperanno, anzi saranno intensificate, ha assicurato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ricordando che Verona l’anno prossimo ospiterà un business forum Italia-Cina.

La cosiddetta Belt ad Road Initiative, lanciata da Xi Jinping nel 2013, è uno dei cardini del piano cinese per rafforzare la propria economia attraverso una rete di infrastrutture fra tre continenti che favorisca gli scambi. Quattro anni fa l’esecutivo M5s-Lega guidato da Giuseppe Conte aveva scelto di aderirvi ritenendo che i potenziali effetti benefici per il made in Italy avrebbero giustificato un avvicinamento a Pechino (6 dicembre).

Cresce l’allerta terrorismo in Europa, paura per Natale

Bruxelles (ANSA) – L’ansia da terrorismo cresce in Europa dopo l’ultimo attacco a Parigi che ha causato un morto (un turista tedesco) e due feriti. In particolare perché ci si appresta a entrare nella stagione delle festività natalizie e il rischio che qualche lupo solitario entri in azione non si può escludere, specie ora che le ostilità a Gaza hanno ripreso intensità. I ministri dell’Interno dell’Ue domani affronteranno la questione a Bruxelles nel corso del Consiglio in programma.

In particolare ci sarà un focus sui rimpatri accelerati per individui ritenuti “un pericolo” e sulla “protezione” degli spazi pubblici e dei luoghi di culto. I ministri riceveranno “un aggiornamento” dal Comitato consultivo per l’intelligence sullo stato attuale dei rischi e poi discuteranno “le implicazioni per la sicurezza interna” dell’Ue data la situazione in Medio Oriente.

“È innegabile che quanto sta accadendo a Gaza sta già avendo un effetto sulla dimensione domestica”, spiega un’alta fonte europea. Naturalmente sono gli Stati membri i primi responsabili per l’ordine pubblico e la prevenzione ma a livello europeo ci si sta muovendo per rafforzare il sistema in generale.

L’Ue annuncia 3 miliardi di euro per rilanciare l’industria delle batterie

Bruxelles (ANSA) – (ANSA) – BRUXELLES, 06 DIC – La Commissione europea stanzierà fino a 3 miliardi di euro per rilanciare l’industria delle batterie europea e soddisfare le richieste del settore delle auto elettriche. Lo ha annunciato il vicepresidente dello stesso esecutivo comunitario, Maros Sefcovic. I finanziamenti saranno stanziati attraverso uno strumento dedicato nel quadro del Fondo per l’innovazione. Questo, sottolinea Bruxelles avrà “significativi effetti di ricaduta per l’intera catena del valore delle batterie europee, in particolare il suo segmento a monte, oltre a sostenere l’assemblaggio di veicoli elettrici in Europa” (6 dicembre).