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Bruxelles (ANSA) – La Bulgaria saluta il lev e si prepara a entrare nell’Eurozona dal primo gennaio 2026, diventando così il ventunesimo Paese a usare la moneta unica. La Commissione europea ha dato il via libera nel suo Rapporto di Convergenza, confermando che Sofia ha spuntato tutte le caselle dei criteri economici e legali previsti dai Trattati.

I quattro ‘esami’ di Maastricht – inflazione sotto controllo, finanze pubbliche sane, stabilità del tasso di cambio e tassi d’interesse moderati – sono stati superati con slancio: inflazione al 2,7% (contro il massimo del 2,8% previsto in questo caso), deficit in calo al 2,8% del Pil e debito pubblico tra i più virtuosi dell’Ue, ad appena il 24%. La moneta nazionale ha poi partecipato al meccanismo di cambio Erm II per quasi cinque anni, senza sorprese.

Anche i tassi d’interesse a lungo termine restano nei limiti: 3,9% contro una soglia massima del 5,1%. Disco verde anche sulla legislazione bulgara, in linea con le regole dell’Ue, a partire dall’indipendenza della banca centrale. Il Paese si sta già preparando con prezzi esposti in doppia valuta, bancomat aggiornati e misure anti-speculazione. Mentre a breve partirà anche una campagna informativa per i cittadini.

L’euro è stato introdotto nel 1999, in un primo gruppo di undici Paesi, Italia inclusa. Banconote di carta e monete hanno iniziato a circolare il primo gennaio 2002. La Danimarca con l’opt-out nel Trattato di Maastricht ha escluso in via permanente l’ingresso nell’euro, mentre gli altri in teoria son tutti ‘arruolati’.

La Svezia, però, pur senza un opt-out formale, ha votato contro l’ingresso nell’euro in un referendum del 2003, non partecipa al meccanismo di cambio, e di fatto evita sine die l’ingresso. Repubblica ceca, Ungheria e Polonia non partecipano ancora al Meccanismo di cambio e non hanno ancora avviato il percorso tecnico. La Romania è più convinta, ma al momento non rispetta ancora i criteri necessari (4 giugno).

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