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Bruxelles (ANSA) – A meno di un anno dall’adozione dell’AI Act, l’Unione europea sta valutando di mettere in pausa alcune delle sue disposizioni, in seguito a un’intensa attività di lobbying da parte degli Stati Uniti di Donald Trump, di alcuni Stati Ue e del comparto tech. “Sono in corso discussioni per ritardare di un anno, quindi fino all’agosto 2027, la scadenza legale per i sistemi ad alto rischio” spiegano all’ANSA fonti interne alla Commissione europea.

I sistemi di IA ad alto rischio, su cui Palazzo Berlaymont ha aperto di recente una consultazione pubblica, sono quelli che possono potenzialmente avere ripercussioni negative sulla sicurezza delle persone o sui loro diritti fondamentali. Un esempio sono i sistemi di IA impiegati per lo screening dei curriculum dalle aziende, che potrebbero violare i diritti umani se impostati in modo discriminatorio, favorendo il reclutamento degli uomini rispetto alle donne.

La legge europea sull’intelligenza artificiale, la prima del mondo in materia, sarà applicabile a due anni dalla sua entrata in vigore, il 2 agosto 2026, ad eccezione di alcune norme. Le pratiche vietate, come il riconoscimento facciale, sono in atto dal 2 febbraio 2025, mentre le regole sui modelli di IA per finalità generali (Gpai), come GPT-4 alla base di ChatGPT, scatteranno il 2 agosto 2025.

La Commissione, spiegano ancora le fonti, ha escluso il rinvio dell’attuazione delle norme sui modelli Gpai e ancor più sulle pratiche vietate, mentre la discussione ruota intorno alle disposizioni sui sistemi di IA ad alto rischio che di norma dovrebbero scattare il 2 agosto 2026.

Il mezzo per rinviarne l’attuazione è il pacchetto semplificazione per il digitale, il cosiddetto Omnibus, che verrà presentato in autunno da Palazzo Berlaymont con l’obiettivo di semplificare le regole tech e ridurre oneri amministrativi e burocrazia. Se il meccanismo dello stop the clock riguarderà solo alcuni aspetti dell’AI Act, la semplificazione non risparmierà nessun ambito.

“C’è una forte spinta, non solo da parte delle parti interessate, ma soprattutto dagli Stati Uniti, per avere una legislazione più semplice e meno onerosa per le aziende, soprattutto per quelle statunitensi” segnalano le fonti (12 giugno).

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