Strasburgo (ANSA) – Il Parlamento europeo ha bocciato la mozione di sfiducia contro la Commissione Ue, guidata dalla presidente Ursula von der Leyen con 360 voti contrari, 175 sì, e 18 astenuti. Al voto hanno partecipato 553 eurodeputati. Per passare, la mozione, presentata dal conservatore rumeno Gheorghe Piperea, avrebbe dovuto incassare 360 voti a favore e i due terzi dei voti espressi.
La presidente della Commissione ha esultato ribadendo che, in un “tempo imprevedibile, ci vuole una Ue forte”. Eppure, von der Leyen ora è più fragile. La maggioranza che l’ha sostenuta a luglio 2024 resta fragile e perde pezzi, passando dalle iniziali 401 unità alle 370 del novembre scorso, fino ai numeri di questa Plenaria.
La premier italiana, Giorgia Meloni, ancora una volta ha deciso di non certificare il suo ingresso tra i gruppi che sostengono la Commissione, optando per la non partecipazione al voto. Il Ppe, compatto, ha appoggiato la sua presidente ma anche tra i Popolari i mugugni cominciano ad emergere.
I Socialisti, al termine di una trattativa sotterranea con i pontieri di Palazzo Berlaymont, hanno annunciato di aver ottenuto il mantenimento del Fondo Sociale nel prossimo bilancio pluriennale, allontanando così l’ipotesi astensione. I Verdi, seppur vessati dai continui dietrofront sul Green Deal, hanno scelto di non unirsi all’estrema destra. I Liberali sono rimasti fedeli all’esecutivo brussellese.
E’ nelle assenze, più che nei voti, che va individuato il fronte trasversale e silenzioso degli anti-Ursula. Alla mozione di censura hanno votato 553 europarlamentari su un totale di 719. Subito dopo, su un’altra relazione, i votanti sono stati 636. Il calcolo è semplice: in 83 hanno scelto di togliere la scheda sulla sfiducia. Nella maggioranza Ursula, 34 sono stati gli assenti in S&D (tre del Pd), 19 nei Verdi (tra i quali l’intera delegazione italiana), 12 in Renew, 19 nel Ppe (10 luglio).
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