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Bruxelles (ANSA) – L’industria automobilistica europea lancia l’allarme: la carenza di microchip rischia di fermare le catene di montaggio già nei prossimi giorni. A denunciarlo è l’Acea, l’associazione dei costruttori europei, secondo cui “le scorte di riserva stanno finendo” e la produzione è “a rischio immediato”.

Alla base della crisi c’è lo scontro commerciale esploso dopo la decisione olandese di porre sotto controllo il produttore di chip Nexperia, di proprietà cinese, cui Pechino ha reagito vietando le riesportazioni verso l’Europa. “Le nostre imprese segnalano che l’arresto delle linee di assemblaggio potrebbe essere questione di giorni. È urgente trovare una via diplomatica d’uscita” ha avvertito la direttrice generale dell’Acea, Sigrid de Vries.

L’industria automobilistica europea, ha ricordato, “non può permettersi mesi di blocco prima che vengano attivate fonti alternative di approvvigionamento”. La Commissione Ue è in contatto con le autorità olandesi e cinesi per cercare una soluzione. “Il commissario Sefcovic è in costante dialogo con entrambe le parti”, ha spiegato il portavoce dell’esecutivo comunitario Olof Gill. “Il problema è serio e l’obiettivo è una soluzione rapida”.

L’allarme dei costruttori trova eco nelle capitali europee. “Condivido l’appello dell’Acea”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di una missione a Bruxelles. “Occorre un Chips Act 2, per garantire l’autonomia strategica europea e la salvaguardia delle nostre filiere produttive. Con l’Alleanza dei semiconduttori stiamo lavorando proprio in questa direzione”.

Il problema dei chip si intreccia con quello delle terre rare e delle materie prime critiche, dove la dipendenza europea dalla Cina resta forte. Pechino ha introdotto nuovi controlli all’export di tecnologie legate alle terre rare e Bruxelles denuncia “danni economici e fermi produttivi” in diversi settori chiave, dall’elettronica alla difesa.

Sabato scorso la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che l’Ue “lavorerà a un piano per porre fine alla dipendenza da Pechino” e “garantire fonti alternative di approvvigionamento nel breve, medio e lungo periodo”. Includerà il riciclo di materiali critici fino al 95% e nuove alleanze con Paesi produttori come Ucraina, Australia, Canada, Cile e Kazakistan. Si stima che l’anno prossimo in Europa serviranno 30 miliardi di semiconduttori che oggi non sono assicurati (29 ottobre).

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