Bruxelles (ANSA) – L’Europa è sotto shock. Donald Trump ha scelto proprio il giorno della firma “storica” dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur per il suo affondo senza precedenti contro alcuni dei suoi principali alleati, colpevoli evidentemente di aver alzato troppo la cresta sulla Groenlandia.
Gli 8 Paesi nel mirino – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Regno Unito, gli ultimi due extra Ue ma membri Nato – hanno emesso una dichiarazione congiunta in cui assicurano di voler rispondere “in modo unito e coordinato” per “difendere” la propria “sovranità”.
Il presidente francese Emmanuel Macron, stando ai suoi consiglieri, intende andare nel pratico chiedendo “l’attivazione dello strumento anti-coercizione”. Ovvero l’opzione nucleare, mai usata prima d’ora contro nessuna nazione. Secondo il Financial Times gli europei, in vista degli incontri con Donald Trump a Davos, starebbero valutando contromisure per 93 miliardi di dollari.
Il Ppe ha ventilato l’ipotesi di sospendere l’accordo Usa-Ue sui dazi, raggiunto la scorsa estate, ma per ora è rimasto silente sul bazooka economico. S&De Renew, invece, puntano sia allo stop dell’intesa che all’attivazione dello scudo. Ecr, dal canto suo, frena su entrambi. “Noi siamo contrari alle escalation”, ha dichiarato all’ANSA Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo all’Eurocamera.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio europeo per discutere del dossier. “Data l’importanza dei recenti sviluppi e al fine di garantire un ulteriore coordinamento, ho deciso di convocare nei prossimi giorni una riunione straordinaria del Consiglio europeo” ha scritto Costa su X (18 gennaio).
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