A dieci settimane dall’appuntamento alle urne del 6-9 giugno, il premier belga Alexander De Croo, ha rivelato che dal lavoro di squadra dell’intelligence belga e ceca è emerso che Mosca ha assoldato “alcuni europarlamentari” per “diffondere la sua propaganda”. Una rete d’influenza partita dal sito Voice of Europe, veicolo della disinformazione russa con sede a Praga, ora oscurato dal governo ceco.
La pressione politica del Cremlino, nelle parole di De Croo, è “esterna, ma c’è cooperazione dall’interno”, tra i corridoi del Parlamento europeo, ma anche “ai livelli più alti delle istituzioni democratiche” nazionali. Per il momento non sono emersi nomi, ma i servizi d’intelligence di Praga hanno trasmesso l’informazione ai colleghi di mezza Europa, allargando le indagini al Belgio, ma anche a Germania, Francia, Polonia, Paesi Bassi e Ungheria.
Attraverso Voice of Europe, foraggiato e manovrato dall’oligarca ucraino filo-russo Viktor Medvedchuk, uomo del cerchio magico di Vladimir Putin, Mosca avrebbe cercato di usare gli eurodeputati intervistandoli a pagamento. Tra loro, stando alle indiscrezioni di media cechi e olandesi, vi sarebbero esponenti del Rassemblement National di Marine Le Pen, dell’ultradestra fiamminga del Vlaams Belang, ma anche di Alternative fuer Deutschland, tutte formazioni della galassia sovranista date in testa ai sondaggi in vista del voto (29 marzo).
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