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Bruxelles (ANSA) – L’ex presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ha lanciato un allarme che non lascia spazio a equivoci: l’Europa è destinata a restare sola ed è per questo che deve agire, subito, come fosse un unico Stato, ricorrendo anche agli eurobond. Il mondo “confortevole” di qualche tempo fa è finito, le dichiarazioni che arrivano oltreoceano portano a prevedere che l’Ue, presto “dovrà garantire da sola la sicurezza dell’Ucraina e della stessa Europa”, ha spiegato, intervenendo all’European Parliamentary Week, che riunisce esponenti dei parlamenti nazionali da tutta Ue.

Il tempo delle attese e dei veti è terminato. “Non si può dire no a tutto, altrimenti bisogna ammettere che non siamo in grado di mantenere i valori fondamentali dell’Ue. Quindi quando mi chiedete ‘cosa è meglio fare ora’ dico che non ne ho idea, ma fate qualcosa!”, sono le parole con cui Draghi ha accompagnato la sua relazione in sede di replica.

All’Ue servono “750-800 miliardi l’anno di investimenti” da convogliare in tecnologie, IA, difesa, rilancio dell’industria nel segno della decabornizzazione, ha ribadito Draghi, per il quale è “necessario emettere titoli di debito” e “questo debito comune deve essere, per definizione, sovranazionale, perché alcuni Paesi non dispongono di spazio fiscale sufficiente nemmeno per i propri obiettivi, non hanno alcuno spazio fiscale”.

Nella Bussola della Competitività presentata dalla Commissione non c’è traccia di debito comune, ma si prevede un allargamento delle maglie per gli aiuti di Stato e sulla difesa la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che i 27 potranno ricorrere alla clausola di salvaguardia, scorporando le spese dal deficit e dal debito sì, ma solo temporaneamente. Il 26 febbraio la Commissione presenterà il Clean Industrial Deal.

Nella bozza del piano si parla della necessità di aumentare gli investimenti annui di “480 miliardi”, si punta sulla semplificazione delle regole e su norme per gli aiuti di Stato che favoriscano la competitività. Un passo avanti che, tuttavia, difficilmente potrà bastare al raggiungimento degli obiettivi del cronoprogramma di Draghi (18 febbraio).

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