Bruxelles (ANSA) – Kiev, Leopoli, Dnipro, Odessa, Sumy, Luc’k: le piazze ucraine si sono ridestate con migliaia di manifestanti nelle strade per contestare la legge approvata dalla Rada e firmata dal presidente Volodymyr Zelensky che congela i poteri di Nabu e Sapo, le due agenzie nazionali simbolo della lotta alla corruzione.
Il provvedimento, nel tentativo di rafforzare i bastioni contro l’infiltrazione russa dopo l’arresto di due funzionari sospettati di essere al soldo di Mosca, ha finito per incrinare quelli dell’indipendenza degli organi di giustizia, scatenando, oltre all’ondata di protesta civile, la dura reazione degli alleati occidentali.
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha chiamato direttamente il capo di Stato ucraino per “chiedere spiegazioni” ed esprimere “profonda preoccupazione”. Sullo stato di diritto, è stato il monito europeo, “non c’è compromesso” e neppure sul percorso di adesione all’Ue. “Bisogna purificare tutto”, ha avvertito Zelensky rivolgendosi alla nazione poco dopo la firma della legge, invocando la necessità di proteggere le istituzioni da ogni ombra d’influenza russa.
L’Ufficio nazionale anti-corruzione (Nabu) e la Procura specializzata, istituite dopo la rivoluzione nel 2014 per sradicare il malaffare ai vertici dello Stato, “continueranno a operare, ma senza interferenze ostili”, è stata l’assicurazione del presidente. Il chiarimento non ha però placato le tensioni e i toni europei si sono fatti sempre più severi.
Le due autorità sono “pilastri del programma di riforme” richiesto ai Paesi che aspirano a far parte dell’Unione e la loro indipendenza è “essenziale per preservare la fiducia dei cittadini”, è stata la sottolineatura di un portavoce dell’esecutivo von der Leyen rincarata alla posizione della commissaria all’Allargamento, Marta Kos, che ha bollato la legge come “un grave passo indietro” da parte di Kiev (23 luglio).
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