Bruxelles (ANSA) – Dopo 16 ore di trattative, i rappresentanti dei 27 Paesi Ue e quelli del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico sulla riforma del Patto di stabilità e crescita che spiana la strada alla sua definitiva approvazione entro aprile. In tal modo, già a settembre i Paesi dovranno presentare i propri piani di rientro – dettagliando spese, investimenti strategici e riforme strutturali – da applicare a partire dal 2025.

Le richieste avanzate dal Parlamento sul fronte del conteggio degli investimenti strategici per ottenere più flessibilità nel calcolo di deficit e debito e maggiori garanzie sul non ritorno a politiche di austerità sono state però solo parzialmente accolte. E sono rimasti immutati i paletti voluti dalla Germania e dagli altri ‘frugali’ per quantificare lo sforzo che i singoli Paesi dovranno fare ogni anno per risanare i conti pubblici. Che tradotto in numeri vuol dire tagli del debito dello 0,5 e dell’1% annuo per chi sfora rispettivamente il 60% e il 90% del rapporto debito/Pil.

A cui si aggiunge la richiesta di far scendere il deficit pubblico all’1,5% rispetto al 3% fissato dai trattati. Non è passata anche la richiesta del Parlamento di estendere di dieci anni, oltre ai sette (quattro più tre) già inseriti nel testo, il periodo di applicazione dei piani di rientro. Ma è stata aggiunta la possibilità di prolungare la vita degli stessi piani di anno in anno in presenza di circostanze eccezionali. Quanto agli investimenti è stata accolta la richiesta di escludere dal conteggio delle spese dei governi i fondi destinati a cofinanziare i programmi Ue.

La Commissione, nel valutare se un Paese si trova in situazione di deficit eccessivo, dovrà pure tenere conto degli investimenti in settori strategici come transizione verde e digitale, difesa, sicurezza energetica. “L’accordo raggiunto è una buona notizia e conclude un lungo percorso” avviato nell’aprile del 2023 “per ridisegnare le regole di bilancio Ue”, ha commentato il commissario all’economia Paolo Gentiloni (10 febbraio).

Netanyahu ordina l’evacuazione di Rafah, Borrell: ‘sarebbe catastrofica’

Palästinenser inspizieren die Trümmer nach einem israelischen Angriff auf die Stadt. Foto: Abed Rahim Khatib/dpa

Tel Aviv/Bruxelles (ANSA) – Benyamin Netanyahu ordina l’evacuazione di Rafah in vista dell’offensiva militare israeliana contro Hamas nella città del sud della Striscia dove sono stipati centinaia di migliaia di sfollati palestinesi. Il premier israeliano tira quindi dritto di fronte alla palese insofferenza se non l’aperta opposizione del presidente americano Joe Biden, che ha definito “esagerata” la risposta di Israele agli attacchi del 7 ottobre.

Le pressioni americane tuttavia non sembrano avere effetto sul governo israeliano, così come la condanna veemente dell’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen all’intenzione di attaccare Rafah: “E’ un pericoloso preludio all’attuazione della politica israeliana volta a sfollare il popolo palestinese dalla sua terra”, ha accusato la presidenza di Ramallah. “Le notizie di un’offensiva militare israeliana su Rafah sono allarmanti – ha twittato anche l’alto rappresentante Ue Josep Borrell -. Avrebbe conseguenze catastrofiche aggravando la già disastrosa situazione umanitaria e l’insopportabile tributo di civili”.

Stop dell’Ue all’intesa sulla due diligence per le aziende

Bruxelles (ANSA) – I Paesi Ue hanno bloccato l’accordo politico sulle nuove norme sulla due diligence che richiederebbero alle aziende attive in Europa nuovi obblighi per monitorare e prevenire i danni ambientali e le violazioni dei diritti umani lungo la loro intera catena del valore. Alla riunione degli ambasciatori dei 27 non è stata trovata la maggioranza qualificata necessaria e il dossier non è stato messo ai voti. I governi torneranno a negoziare “a livello tecnico”, spiega la presidenza.

Berlino guida i Paesi che hanno espresso riserve sull’intesa. E’ “risaputo” che il governo tedesco “non è d’accordo” sull’accordo raggiunto a dicembre sulla due diligence, ha detto in mattinata il segretario di Stato tedesco all’Economia, Sven Giegold, indicando che – se si fosse tenuta la votazione – la Germania si sarebbe astenuta. L’astensione tedesca è stata imposta nei mesi scorsi dall’opposizione dei liberali dell’Fdp all’interno della coalizione di governo.

A quanto si apprende, insieme a Berlino e ad altre capitali, anche Roma si sarebbe astenuta, formando così una minoranza di blocco che avrebbe fatto naufragare l’accordo politico raggiunto in via provvisoria a dicembre. Le nuove norme, che includono obblighi e sanzioni, si applicheranno all’intera catena di attività delle grandi imprese Ue ed extra-Ue che operano sul suolo continentale e coprono anche le controllate e i partner commerciali delle aziende. L’obiettivo dichiarato è punire gli abusi ambientali e le violazioni dei diritti umani come il lavoro forzato o minorile (9 febbraio).

Fumata bianca in Ue sui rider, ‘più tutele e diritti’

Bruxelles (ANSA) – Il Parlamento europeo ed i rappresentanti degli Stati membri hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle nuove regole per migliorare le condizioni di lavoro di lavoratori come rider e autisti che lavorano per giganti dell’economia digitale. Le nuove misure dovrebbero riguardare oltre 30 milioni di lavoratori in Europa. L’accordo arriva dopo lo stop dello scorso 22 dicembre quando, al momento della ratifica finale, i Paesi Ue non hanno trovato la maggioranza necessaria a procedere.

La direttiva mira a garantire che rider, autisti e altri lavoratori della nuove app digitali vedano il loro status lavorativo riconosciuto, evitando così i casi di lavoro autonomo fittizio. Le nuove regole introducono una presunzione di rapporto di lavoro subordinato che scatta quando elementi caratterizzanti quali controllo e direzione. L’onere della prova spetterà alla piattaforma nel caso voglia confutare la qualificazione del rapporto lavorativo.

Il testo concordato introduce inoltre le prime norme europee sull’uso dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Le nuove regole garantiscono che una persona non possa essere licenziata sulla base di una decisione presa da un algoritmo o da un sistema decisionale automatizzato. La direttiva introduce infine regole più protettive per i lavoratori delle piattaforme nel campo della protezione dei dati. Alle piattaforme sarà vietato trattare alcuni tipi di dati personali, come quelli relativi alle convinzioni personali e agli scambi privati con i colleghi (8 febbraio).

Questa raccolta è una selezione editoriale basata sulla copertura europea dell’ANSA. La responsabilità editoriale di questa pubblicazione è dell’ANSA. Viene pubblicata il lunedì e il giovedì.