Roma (ANSA) – Un inasprimento delle sanzioni contro la Russia: va in questa direzione il G7, che si riunirà sabato per la prima volta sotto la presidenza italiana, nel secondo anniversario delle guerra in Ucraina. Il giro di vite punta a chiudere i canali finanziamento in entrata verso la Russia e dei flussi di approvvigionamento energetico in uscita verso Stati terzi. Come un anno fa, alla riunione in videoconferenza si collegherà Volodymyr Zelensky, prima del colloquio fra Giorgia Meloni, i leader degli altri sei Stati e quelli di Commissione e Consiglio Ue.

La discussione, spiegano fonti diplomatiche, verterà anche sulla morte di Alexei Navalny e la sua “interpretazione”, e si chiuderà con una dichiarazione congiunta mirata a contrastare la “falsa narrativa dell’Occidente stanco” per gli effetti del conflitto.

Il sostegno a Kiev, anche militare, sarà garantito finché necessario, con l’Ue che ha appena stabilito un impegno di almeno 21 miliardi nel 2024 e Joe Biden impegnato a convincere il Congresso degli Stati a varare un pacchetto ancora più sostanzioso. In parallelo il G7 punta a fare male a Mosca attraverso quello che in gergo diplomatico è definito il ‘potere della borsa’.

In parallelo prosegue la riflessione, ancora in fase preliminare, sulla possibilità di usare fondi sovrani già confiscati della Banca centrale russa depositati in alcuni Paesi, dinamica che va incontro a ostacoli giuridici e finanziari (20 febbraio).

L’Ue sanziona Mosca, von der Leyen: ‘mantenere alta la pressione’

Bruxelles (ANSA) – L’Ue vara un nuovo giro di vite contro la Russia per la guerra in Ucraina, approvando il 13esimo pacchetto sanzioni, che mira principalmente a colpire la filiera dei droni e a ridurre la capacità di Mosca a mettere le mani sui componenti ‘dual use’ (militari-civili) necessari alla loro fabbricazione. Nella lista nera finiscono per la prima volta anche tre società della Cina continentale.

Nel mirino, ci sono anche imprese basate in India, Turchia, Serbia e Thailandia. “Dobbiamo continuare a indebolire la macchina da guerra di Putin”, ha commentato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. “Con 2.000 designazioni totali manteniamo alta la pressione sul Cremlino e stiamo riducendo ulteriormente l’accesso della Russia ai droni” ha aggiunto.

Il pacchetto ora sarà sottoposto a procedura scritta e approvato formalmente il 24 febbraio, secondo anniversario dell’invasione. Ma i 27, assicurano fonti diplomatiche, già dalla prossima riunione del comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) si metteranno al lavoro per concordare una nuova ondata di sanzioni, questa volta settoriali (21 febbraio).

Von der Leyen verso il bis, ‘mai con anti-Ue e amici di Putin’

Bruxelles, 21.2.2024.- Von der Leyen verso il bis, ‘mai con anti-Ue e amici di Putin’ – foto HINA/ Slavko VUKADIN/ ua

Bruxelles (ANSA) – La maggioranza allargata a destra è una via perseguibile, ma a delle condizioni. E soprattutto con una certezza: “Non ci sarà mai un’alleanza con euroscettici e amici di Putin”. Ursula von der Leyen, nel giorno in cui il Ppe la certifica come unica Spitzenkandidaten dei Popolari, disegna i contorni della sua campagna elettorale. E di fronte all’avanzare dei sovranisti e alla ‘fatigue’ del sostegno comunitario all’Ucraina, la presidente della Commissione sottolinea che, per essere confermata, non accetterà nessuna deroga alla linea rossa tracciata dai Popolari per un dialogo con le destre.

“Dobbiamo proteggere la nostra democrazia e i nostri valori, dobbiamo difenderci dall’euroscetticismo e dagli amici di Putin, dentro e fuori l’Europa”, ha detto von der Leyen, nella conferenza stampa organizzata per la sua candidatura alla presidenza della Commissione per il Ppe. E a chi le chiedeva se è possibile una nuova maggioranza con il gruppo Ecr al suo interno, ha risposto: “Io lavoro con i partiti pro-Ue, pro-Nato, pro-Ucraina, con coloro che chiaramente supportano i valori dell’Ue, con chi difende la democrazia, con chi difende i nostri valori nei confronti degli amici di Putin”.

“Non so come sarà formato Ecr dopo le elezioni ed è possibile che alcuni partiti escano da Ecr per unirsi al Ppe”, ha aggiunto in merito all’ipotesi dell’ingresso di Fidesz nei Conservatori (21 febbraio).

Bruxelles promuove la riforma sulla giustizia del governo Tusk

Bruxelles (ANSA) – L’Ue promuove il piano di riforma sul sistema giudiziario presentato oggi dal Guardasigilli polacco, Adam Bodnar, in occasione del Consiglio Affari Europei in corso a Bruxelles. Il ministro ha presentato “un piano d’azione realistico per ripristinare l’indipendenza del sistema giudiziario”, ha spiegato la vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova, secondo cui ciò rappresenta “un primo passo” verso la chiusura della procedura prevista all’articolo 7 del TUE e attivata nei confronti di Varsavia, che arriva fino alla sospensione del diritto di voto di uno Stato membro in seno al Consiglio Ue nel caso di ripetute e gravi violazioni dello Stato di diritto.

I rappresentanti di Commissione, Consiglio e Stati membri hanno avuto una “reazione positiva” al piano di Varsavia che potrebbe chiudere una diatriba iniziata nel 2017, con il varo di una controversa riforma del sistema giudiziario da parte del governo guidato dalla destra di Diritto e Giustizia (PiS), che ha progressivamente ridotto la magistratura sotto il controllo del partito. “C’è molto lavoro da fare” ha ammesso Jourova, considerata “l’ampia lista delle violazioni” dello Stato di diritto contestate a Varsavia.

“Se c’è la volontà, c’è anche il modo” ha commentato la ministra degli Esteri belga, Hadja Lahbib, a nome della presidenza del Consiglio dell’Ue. Lahbib ha sottolineato la “determinazione” mostrata dal governo di Donald Tusk a “invertire la tendenza” registrata in Polonia negli ultimi anni. “Abbiamo accolto con favore questa dinamica positiva” ha detto la ministra, auspicando la chiusura della procedura prevista all’articolo 7 “entro la fine della presidenza belga” (20 febbraio).

Italia in testa nell’Ue per numero di target del Pnrr raggiunti, 178 su 527

Bruxelles (ANSA) – L’Italia è il Paese che ha soddisfatto il numero più alto di traguardi e obiettivi del Pnrr: 178 su 527. E’ quanto emerge dalla valutazione di medio termine della Commissione europea sul dispositivo di ripresa e resilienza. Segue la Spagna, con 121 su 416 traguardi e obiettivi e la Croazia con 104 su 372. Italia e Spagna, in particolare, sono i due Paesi ad aver i maggiori fondi con il Pnrr tra prestiti e sovvenzioni. Degli 800 miliardi complessivi sono stati chiesti rispettivamente 194,4 miliardi dall’Italia e a 163 miliardi dalla Spagna.

“Il rapporto conferma che l’attuazione del Pnrr italiano va avanti con grande efficacia e rapidità e che l’Italia è prima in Europa per obiettivi, riforme e investimenti realizzati”, ha sottolineato il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, esprimendo “grande soddisfazione”. E’ “un riconoscimento molto importante del lavoro di squadra fatto finora”, ha segnalato, e “uno stimolo a proseguire con efficacia e determinazione il nostro lavoro”.