Bruxelles (ANSA) – Il Consiglio dell’Ue ha approvato l’introduzione del tetto a 60 dollari al barile per la commercializzazione via mare del greggio russo verso Paesi terzi. Il meccanismo prevede il divieto per gli operatori, europei o di Paesi terzi, di usare servizi marittimi europei – trasporti, assicurazioni, finanziamenti, intermediazioni – se il greggio viene venduto a un prezzo superiore al tetto fissato. Il ‘cap’ è regolabile, al fine di rispondere agli sviluppi del mercato (sarà rivisto ogni due mesi).

Il target è che sia sempre del 5% al di sotto dei prezzi correnti. Il tetto per i prodotti raffinati verrà fissato in un secondo momento. “Mentre il divieto dell’Ue d’importare greggio e prodotti petroliferi russi via mare rimane pienamente in vigore, il limite di prezzo consentirà agli operatori europei di trasportare il petrolio russo in Paesi terzi, a condizione che il suo prezzo rimanga rigorosamente al di sotto del limite”, spiega il Consiglio in una nota. 

“L’accordo dell’Ue sul tetto al prezzo del petrolio, coordinato con il G7 e altri partner, ridurrà in modo significativo le entrate della Russia, ci aiuterà a stabilizzare i prezzi globali dell’energia, a beneficio delle economie emergenti di tutto il mondo, e sarà regolabile nel tempo così da poter reagire agli sviluppi di mercato” ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (3 dicembre).

Ue divisa sul congelamento dei fondi all’Ungheria, slitta la decisione

Bruxelles (ANSA) – Gli Stati membri dell’Ue sono divisi sulla proposta della Commissione europea di congelare i fondi di coesione destinati all’Ungheria nel quadro del meccanismo di condizionalità. La decisione finale, attesa in un primo momento all’Ecofin del 6 dicembre, pertanto slitta. E’ quanto si apprende da fonti diplomatiche a margine della riunione dei Rappresentanti dei 27 Stati membri. Gli interventi a favore di una modifica della proposta di Bruxelles sono stati quasi una dozzina, spiegano le stesse fonti, indicando un sostanziale allineamento tra le posizioni di Italia, Francia e Germania.

La richiesta di questo gruppo di Paesi verte sulla necessità di aggiornare la valutazione della Commissione presentata il 30 novembre alla data in cui sarà effettivamente presa una decisione sull’attivazione del meccanismo di condizionalità, per riflettere gli avanzamenti di Budapest sullo stato di diritto; e sulla volontà di assicurare il rispetto del principio di proporzionalità nella sospensione dei pagamenti. Sul fronte opposto un altro gruppo di Paesi non ha invece ravvisato alcuna necessità di aggiornamenti della valutazione o di modifiche della proposta di Bruxelles. (1 dicembre).

Ppe a conclave ad Atene, prove di dialogo con FdI

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Foto: Petros Karadjias/AP/dpa

Bruxelles (ANSA) – Un vertice per fare il punto della situazione politica in Ue e delle prospettive future del Ppe, guardando già alle elezioni del 2024: i Popolari europei si riuniscono a conclave ad Atene da 2 al 3 dicembre per un incontro che segna l’inizio del percorso verso le Europee del 2024. Due giorni per dare il via alla strategia elettorale e per sondare la solidità dell’intenzione di continuare quell’asse con i Socialisti alla base della ‘maggioranza Ursula’. Con una suggestione che si apre all’orizzonte: quella di rafforzare il dialogo con i Conservatori e Riformisti e con Fratelli d’Italia in particolare.

L’incontro sarà presieduto dal capogruppo all’Eurocamera e presidente del Ppe Manfred Weber e vedrà la partecipazione di venti leader europei, tra cui dal padrone di casa Kyriakos Mitsotakis all’omologo croato Andrej Plenkovic, dal cancelliere austriaco Karl Nehammer alla new entry slovacca, il premier Eduard Heger. Per l’Italia sarà presente il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ad Atene ci saranno anche le presidenti della Commissione Ursula von der Leyen e del Parlamento europeo Roberta Metsola, teoricamente due candidate papabili alla presidenza dell’esecutivo comunitario.

Ma la riflessione è più ampia e riguarderà le alleanze del futuro. Il gruppo Ecr è in ascesa e porta in dote tre premier: il polacco Mateusz Morawiecki, il ceco Petr Fiala e Giorgia Meloni. Una parte del Ppe guarda a destra. “Non capisco perché non posso giocare questa partita politica come si gioca in tutti gli altri Paesi”, ha spiegato il segretario generale del Ppe Thanasis Bakolas in un’intervista a Politico, dispensando complimenti per la premier Meloni. “È pragmatica. È intelligente. È aperta….Se si dimostrerà un leader credibile, un interlocutore serio, dipenderà da lei”, ha sottolineato Bakolas mettendo nero su bianco le tre linee rosse del Ppe: essere pro-Europa, pro-Nato e pro-Ucraina (2 dicembre).

La Serbia non andrà al vertice Ue-Balcani occidentali di Tirana

Belgrado (ANSA) – La Serbia non parteciperà al vertice Ue-Balcani occidentali in programma il 6 dicembre prossimo a Tirana. Lo ha annunciato oggi il presidente Aleksandar Vucic, in segno di protesta per la mancata reazione della Ue alla nomina di un nuovo ministro nel governo kosovaro, oppositore della linea politica di Belgrado. Vucic ha stigmatizzato la decisione del premier kosovaro Albin Kurti di nominare nel suo governo Nenad Rasic, un serbo schierato all’opposizione, nuovo ministro per le Comunità e il ritorno, in sostituzione di Goran Rakic, esponente di Srpska Lista (SL), il partito legato a Belgrado e al presidente Vucic, dimessosi nelle scorse settimane unitamente a tutti gli altri serbi presenti nelle istituzioni del Kosovo.

Il vertice di Tirana “è molto importante, ci aspettiamo che tutti i leader della regione siano presenti insieme alle istituzioni europee e agli Stati membri” è stata la replica del portavoce della Commissione europea Eric Mamer. Sulla questione in sé è tornato Peter Stano, portavoce dell’alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, che ha sottolineato come tale nomina “non soddisfi i requisiti costituzionali”. “È fondamentale che tutte le nomine ministeriali avvengano in conformità con la Costituzione del Kosovo” ha spiegato il portavoce, aggiungendo che “l’Ue e gli Stati membri chiedono al Kosovo di garantire il pieno rispetto di tutti i passaggi procedurali previsti nelle nomine di ministri che rappresentano le comunità non maggioritarie”. “Da una lettura preliminare” risulta che “la nomina non soddisfa i requisiti costituzionali”, ha spiegato Stano, aggiungendo che l’ultima parola spetta alla Corte Costituzionale (1 dicembre).

Questa raccolta è una selezione editoriale basata sulla copertura europea dell’ANSA. La responsabilità editoriale di questa pubblicazione è dell’ANSA. Viene pubblicata il lunedì e il giovedì.