Bruxelles (ANSA) – Il Parlamento Europeo ha approvato il rapporto in cui l’Ungheria viene definita una “minaccia sistemica” ai valori fondanti dell’Ue, la si bolla come una “autocrazia elettorale” e si chiede l’intervento della Commissione e del Consiglio perché attivino le misure previste dall’articolo 7 dei trattati europei. Secondo i deputati, qualsiasi ulteriore ritardo equivarrebbe a “una violazione del principio dello Stato di diritto da parte del Consiglio stesso”. Il rapporto, approvato con 433 voti a favore e 123 contrari, sottolinea come l’articolo 7 (al paragrafo 1) “non richieda l’unanimità degli Stati membri per identificare un chiaro rischio di grave violazione dei valori Ue né per formulare raccomandazioni e scadenze precise”.
“La mancanza di un’azione decisiva da parte dell’Ue ha contribuito all’emergere di un ‘regime ibrido di autocrazia elettorale’, ovvero un sistema costituzionale in cui si svolgono le elezioni ma manca il rispetto di norme e standard democratici”. Nel testo della relazione si afferma che i valori sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea (tra cui la democrazia e i diritti fondamentali) si sono ulteriormente deteriorati grazie ai “tentativi deliberati e sistematici del governo ungherese”. Nel 2018, il Parlamento aveva adottato una relazione per delineare 12 aree di preoccupazione e avviare la procedura di attivazione dell’articolo 7 del Tue per determinare l’esistenza di un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell’Ue in Ungheria.
Il rapporto ha suscitato lo sdegno dei gruppi più a destra dell’emiciclo: Identità e Democrazia (ID) e i Conservatori-Riformisti Europei (ECR) dove militano i rappresentanti di Lega e Fratelli d’Italia. “Riteniamo che un prerequisito di questo rapporto dovrebbe essere l’obiettività, l’uso di criteri chiari e la stretta aderenza ai fatti, ma ciò ancora una volta non è accaduto”, ha precisato una nota della delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo. “Si tratta – si legge ancora – dell’ennesimo attacco politico nei confronti del legittimo governo ungherese, in una fase difficile per l’Europa nella quale a tutti i livelli si dovrebbe perseguire la strada dell’unità e non quella della polarizzazione per motivi ideologici” (15 settembre).

Ungheria, il voto del Parlamento europeo è “un insulto”

Roma (ANSA) – Un “insulto” all’Ungheria: così il ministro degli Esteri di Budapest Peter Szijjarto ha bollato la decisione del Parlamento europeo di approvare il rapporto in cui l’Ungheria viene definita una “minaccia sistemica” ai valori fondanti dell’Ue e “un’autocrazia elettorale” . “Considero un insulto agli ungheresi che si metta in dubbio la capacità dell’Ungheria di praticare la democrazia”, ha affermato Szijjarto parlando in conferenza stampa a Budapest, e dicendosi “stupito” che ci siano a Strasburgo e a Bruxelles persone che “sminuiscono” il Paese (15 settembre).

La Commissione europea propone il taglio del 65% dei fondi coesione a Budapest

Bruxelles (ANSA) – La Commissione europea propone il taglio del 65% dei fondi di coesione dell’Ungheria (pari a 7,5 miliardi di euro) perché il rischio posto al budget dell’Ue nel quadro delle violazioni allo stato di diritto “permane” nonostante le misure promesse dal governo di Budapest di sistemare i problemi indicati dalla Commissione. “La decisione odierna è una chiara dimostrazione della volontà della Commissione di proteggere il bilancio dell’Ue e di utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per garantire questo importante obiettivo”, ha detto il Commissario Johannes Hahn, responsabile per il Bilancio e l’Amministrazione.

“Questo passo si basa su un intenso dialogo tra la Commissione e le autorità ungheresi negli ultimi mesi, che ha portato l’Ungheria a proporre una serie di misure correttive per affrontare le preoccupazioni individuate dalla Commissione quando il processo è stato formalmente avviato il 27 aprile di quest’anno”, nota l’esecutivo Ue. In un briefing tecnico la Commissione ha poi precisato meglio la natura dei tagli proposti. In totale i fondi di coesione destinati all’Ungheria ammontano a 21-22 miliardi di euro. Nel mirino sono finiti tre progetti specifici – particolarmente esposti alla procedura degli appalti pubblici e dunque a rischio – con un budget totale di 11 miliardi di euro. La scure del 65% si applica su questi progetti, arrivando alla cifra di 7,5 miliardi di euro. Rispetto dunque al totale dei fondi di coesione, in base al meccanismo di condizionalità attivato da Bruxelles circa un terzo dei finanziamenti (ovvero il 33%) potrà essere potenzialmente bloccato.

Minaccia che, a quanto pare, è stata però sufficiente a mutare l’atteggiamento di Budapest. Nel corso dell’estate, infatti, le autorità ungheresi si sono mostrate “collaborative” e hanno proposto 17 misure che, “se attuate”, possono in teoria risolvere il contenzioso. “Tutto sta in come procederà la stesura dei testi legislativi”, ha commentato un funzionario Ue. La palla ora passa al Consiglio, che ha un mese di tempo, dunque il 18 ottobre per esprimersi e decidere se adottare i tagli (vige la maggioranza qualificata). In realtà il Consiglio ha due mesi di tempo extra da prendersi, in casi particolari, e la Commissione ha già chiesto l’estensione, poiché le misure promesse da Budapest sono di natura “complessa” e serve tempo per la loro implementazione (nonché successiva valutazione). In caso di inadempienza, il Consiglio potrebbe decidere una ‘punizione’ più severa e aumentare la percentuale di blocco dei fondi (18 settembre).

Ungheria, speriamo di chiudere vertenza entro novembre

Budapest (ANSA) – Il governo ungherese di Viktor Orban dice di voler chiudere entro novembre la vertenza politica con l’Ue che rischia di costarle un taglio ai fondi europei. Lo ha detto Gergely Gulyas, ministro della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Budapest intende fare alcune “concessioni”, un pacchetto di leggi a suo dire “concordato con Bruxelles” che comprende l’istituzione di un’autorità indipendente anti-corruzione, una riforma degli appalti e altre misure in chiave della lotta alla corruzione.

“Dopo trattative intense con la Commissione europea, abbiamo accettato le richieste proposte per ridurre i rischi di tagli al budget Ue” con “compromessi accettabili sulle questioni sensibili”, ha detto. “Queste leggi entreranno in vigore entro novembre, e così potremo concludere la procedura sul meccanismo di condizionalità per la difesa dei fondi”, ha detto Gulyas. La Commissione europea ha proposto il taglio del 65% dei fondi di coesione, pari a 7,5 miliardi di euro e la sospensione del Pnrr per l’Ungheria, con altri 5,8 miliardi di euro. La perdita definitiva di questi fondi sarebbe un colpo fatale per il governo di Orban (18 settembre).

Il caso Ungheria deflagra in campagna elettorale, Meloni: ‘c’è un tema sovranità’

Roma – Monza (ANSA) – Calibra le parole perché sa che il terreno è scivoloso, specie dopo le polemiche per il voto in Ue sull’Ungheria. Ma per Giorgia Meloni la questione della sovranità c’è e prima o poi andrà affrontata. “Gli organismi europei decisionali sono organismi di governo – spiega – noi diciamo che la sovranità appartiene al popolo e si manifesta nelle scelte parlamentari. È un dibattito che dobbiamo porre con garbo e questo non significa uscire dall’Ue ma dare dei correttivi”.

Il ragionamento non ha nulla a che vedere con la vicinanza o meno alle posizioni del presidente ungherese. Anche su quello Meloni chiarisce: “Orban farà le sue scelte, ma io non faccio quello che dice Orban, guardo solo all’interesse nazionale italiano”. Però, “non sono d’accordo con ciò che l’Ue sta facendo con l’Ungheria. Noi siamo in mezzo a una guerra fatta contro l’occidente, non abbiamo interesse a spaccare l’Europa ma a compattare l’Europa contro gli avversari. All’Onu l’Ungheria non ha votato con la Russia ma con l’Europa. E la Polonia è in prima fila nello scontro con la Russia e si sta accollando i profughi dell’Ucraina”.

Da Pontida il segretario del Pd, Enrico Letta, rimarca in modo netto la distanza con il centrodestra. “Noi non vogliamo un’Italia che si leghi all’Ungheria come Salvini oggi ha voluto proporre di fare – ha spiegato -. Noi non vogliamo un’Italia che strizza l’occhio a Orban e Putin, vogliamo un’Italia che sia nel cuore dell’Europa ed è fedele alle sue alleanze” (18 settembre).

Questa raccolta è una selezione editoriale basata sulla copertura europea dell’ANSA. La responsabilità editoriale di questa pubblicazione è dell’ANSA. Viene pubblicata il lunedì e il giovedì.