Bruxelles (ANSA) – La Commissione europea ha approvato 47 progetti strategici in 13 Paesi dell’Ue, quattro sono italiani, per potenziare le capacità dell’Unione nelle materie prime strategiche (‘critiche’) e difendersi dalle dipendenze da Paesi terzi, Cina su tutti.
Si tratta del primo passo concreto del ‘Critical Raw Material Act’, il regolamento presentato un anno fa per garantire entro il 2030 livelli minimi Ue su estrazione (10%), lavorazione (40%) e riciclaggio (25%) dei materiali necessari alla “sovranità europea come potenza industriale”, ha sottolineato il vicepresidente dell’esecutivo Ue Stéphane Séjourné.
Il litio cinese non può diventare il gas russo di domani – Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione europea
“La decarbonizzazione non è possibile senza materie prime”, ha detto. “Non può esserci industria della difesa senza le terre rare” usate in radar, sonar o sistemi di puntamento. Qui oggi dipendiamo invece “al 100% da materiali cinesi raffinati: non vogliamo sostituire la nostra dipendenza dai combustibili fossili con la dipendenza da materie prime critiche. Il litio cinese non può diventare il gas russo di domani”.
I quattro progetti italiani scelti sono tutti nel riciclo e vengono promossi da Solvay in Toscana (platino), da Itelyum Regeneration in Lazio (terre rare usate nei magneti), Portovesme in Sardegna (litio per le batterie) e Circular Material in Veneto (rame e nichel per le batterie e platino). Il risultato “dà l’avvio ad una nuova visione del settore delle materie prime in Italia, incentrata sulla competitività ma anche sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale”, ha detto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin (25 marzo).
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