Bruxelles (ANSA) – Il Meccanismo europeo di stabilità riemerge dal cono d’ombra in cui era finito e torna a conquistare un posto di rilievo all’Eurogruppo. E, ancora una volta, l’Italia finisce nel mirino. Al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel corso della riunione di lunedì a Bruxelles sarà chiesto infatti di riferire sullo stato della ratifica del trattato riformato. L’unica ancora mancante nell’Eurozona.
Da Roma comunque al momento non si vedono aperture. In passato Giorgetti ha più volte espresso scetticismo. Nel giugno 2024, all’Ecofin, aveva liquidato la questione nettamente: “Il Parlamento non è nelle condizioni di approvarlo”. Un cambiamento di rotta, aveva aggiunto, potrebbe arrivare solo in futuro e solo “se il Mes cambia, se migliora, se cambia natura”. Insistere sulla ratifica era come “buttare sale sulla ferita”.
Lunedì il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe cercherà di nuovo di tirare le fila, chiedendo al direttore generale del Meccanismo, Pierre Gramegna, un aggiornamento su tre dossier: la revisione della chiave di ripartizione dei contributi tra i Paesi membri, la ratifica del trattato – manca solo quella dell’Italia – e la revisione del ‘toolkit’, ovvero l’insieme degli strumenti operativi del Meccanismo.
Insomma, un pacchetto solo in apparenza tecnico: le implicazioni politiche sono tutt’altro che marginali. Tanto che – ha fatto notare il funzionario europeo – “l’aggiornamento del toolkit potrebbe aiutare a rafforzare la fiducia nel Mes come istituzione in Italia e magari a rimuovere alcuni ostacoli”. Un messaggio chiaro diretto al governo italiano. Del resto, la bocciatura del Parlamento italiano a dicembre 2023 ha lasciato il trattato riformato in un limbo.
La versione aggiornata del Mes avrebbe dovuto introdurre il cosiddetto backstop, un paracadute finanziario a supporto del Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie. Senza il via libera dell’Italia, però, il backstop resta congelato. A gennaio 2024 la premier Giorgia Meloni aveva rivendicato la scelta come un’opportunità, rovesciando la prospettiva: “Il Mes è uno strumento obsoleto. Forse la mancata ratifica da parte dell’Italia può diventare un’occasione per trasformarlo in qualcosa di più efficace” (8 maggio).
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