Bruxelles – Strasburgo (ANSA) – Cinquantasette minuti per indicare le nuove priorità dell’Europa, targate Ucraina ed energia. Nel suo terzo ‘State of The Union’, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è soffermata sulla guerra, tanto che la sola parola è stata menzionata sedici volte, per poi spaziare dalla transizione verde alla protezione della democrazia. Oltre a confermare le sanzioni contro la Russia e il sostegno politico ed economico a Kiev, l’Ue porterà il Paese nel mercato unico, a partire dal free roaming e i corridoi di solidarietà, e metterà a disposizione 100 milioni di euro per le scuole ucraine.

Von der Leyen ha, inoltre, ufficializzato il nuovo pacchetto di misure contro il caro prezzi, con un taglio dei consumi elettrici del 10% (5% nelle ore di punta) che si aggiunge al taglio del gas del 15%; un tetto ai profitti delle aziende che producono elettricità a basso costo destinato a raccogliere “più di 140 miliardi di euro per gli Stati membri”; un contributo di solidarietà delle società energetiche e nuovi aiuti alle utilities.

Nella strategia dell’Ue il risparmio accompagnato dalla tassazione sugli extra-profitti dovrebbe portare da un lato ad evitare una crisi energetica e dall’altro a fermare l’ascesa dei prezzi. Per la gran parte dell’Aula di Strasburgo, così come per gli Stati membri, non basterà. Per questo la Commissione studierà nei prossimi giorni una formula per mettere in campo un price cap al gas che tuttavia, non prenderà la forma di un tetto né all’energia russa né all’import totale di gas in Ue. Bruxelles proverà a trattare delle cifre “abbordabili” con i singoli fornitori, almeno quelli considerati affidabili.

Entro la fine dell’anno arriverà anche la riforma del mercato elettrico. E sul piano delle risorse von der Leyen ha scandito come ogni Stato dovrà contare su quello che ha: il Recovery e il RePowerEu.

Stangata su Google, Tribunale Ue conferma la multa record da 4,1 miliardi di euro

Bruxelles (ANSA) – Il Tribunale europeo ha confermato la decisione dell’Antitrust Ue di multare Google nell’uso del sistema operativo Android per consolidare la propria posizione dominante. La multa è stata ridotta dalla Corte in Lussemburgo del 5% da 4,343 a 4,125 miliardi. Resta comunque la più alta mai inflitta in Europa da un’autorità per la concorrenza. Il Tribunale, pur non recependo una delle tre contestazioni della Commissione europea, ha deciso per un importo che tenga conto della “gravità e della durata dell’infrazione” e che risponda alla “necessità di infliggere a Google un’ammenda avente effetto deterrente”.

“Un’impresa delle dimensioni di Google e dotata di un notevole potere di mercato” “non può essere estranea ai propri obblighi ai sensi del diritto della concorrenza”, aggiunge il Tribunale, notando come dai documenti interni e le dichiarazioni della società, Google fosse “pienamente consapevole degli effetti delle pratiche contestate nella decisione impugnata”. Per l’autorità in capo alla vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager si tratta di un’importante conferma nella battaglia avviata per imporre regole rigide anche alle Big Tech. In particolare dopo le sconfitte subite quest’anno sui ricorsi alle multe da circa 1 miliardo di euro comminate a Intel e a Qualcomm. (14 settembre).

Ue metterà al bando i prodotti da lavoro forzato

Questa proposta farà la differenza nell’affrontare la schiavitù moderna, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo

Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione europea

Bruxelles (ANSA) – L’Ue vieterà sul proprio territorio i prodotti realizzati con il lavoro forzato, sia realizzati all’interno della Ue per il consumo interno e sia importati. Lo propone la Commissione su un fenomeno che stima riguardi 27,6 milioni di persone nel mondo. “Questa proposta farà la differenza nell’affrontare la schiavitù moderna, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo”, dice il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Il commissario per il mercato interno Thierry Breton evidenzia la volontà di essere “più assertivi nel difendere i nostri valori” andando a “promuovere una maggiore sostenibilità in tutto il mondo” (14 settembre).

Via libero definitivo del Parlamento europeo alla direttiva sul salario minimo

Bruxelles (ANSA) – “Il salario minimo nell’Ue dovrebbe garantire condizioni di vita e di lavoro dignitose e i Paesi Ue dovrebbero promuovere la contrattazione collettiva delle retribuzioni”. Questa la richiesta nella nuova legislazione sui salari minimi adeguati nell’Ue, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo con 505 voti a favore, 92 contrari e 44 astenuti. I Paesi Ue, come l’Italia, in cui il salario minimo gode già di protezione grazie ai contratti collettivi, non saranno tenuti a introdurlo o a rendere universalmente applicabili gli accordi già previsti.

La direttiva sul salario minimo, concordata a giugno con il Consiglio, intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori dell’Ue e promuovere progressi in ambito economico e sociale. Il testo definisce inoltre i requisiti essenziali per l’adeguatezza dei salari minimi garantiti, come stabilito dalle leggi nazionali e/o dai contratti collettivi, migliorando così l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo. La nuova direttiva si applicherà a tutti i lavoratori dell’Ue con un contratto o un rapporto di lavoro e la definizione del salario minimo rimarrà di competenza dei singoli Stati membri.

Il testo chiede inoltre che la contrattazione collettiva sia promossa e rafforzata sulla base delle nuove regole e che gli Stati membri in cui meno dell’80% dei lavoratori è interessato dalla contrattazione collettiva stabiliscano un piano d’azione per aumentare tale percentuale. Il testo infine introduce l’obbligo per i Paesi Ue di istituire un sistema di monitoraggio affidabile, nonché controlli e ispezioni sul campo, “per garantire conformità e contrastare i subappalti abusivi, il lavoro autonomo fittizio, gli straordinari non registrati o la maggiore intensità di lavoro” (14 settembre).

Vince la destra in Svezia, la premier Andersson si dimette

Bruxelles (ANSA) -La premier svedese Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, si è dimessa da primo ministro. L’annuncio è arrivato in diretta tv mentre si contano gli ultimi voti delle elezioni politiche di domenica scorsa. La premier ha riconosciuto la vittoria della coalizione di destra, sostenuta dall’ultradestra dei Democratici Svedesi di Jimmie Akesson (14 settembre).

Questa raccolta è una selezione editoriale basata sulla copertura europea dell’ANSA. La responsabilità editoriale di questa pubblicazione è dell’ANSA. Viene pubblicata il lunedì e il giovedì.